A.S.D. HOCKEY CLUB OTTORUOTE CARBONIA

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CARBONIA                               

La città di Carbonia deve il suo nome e la sua origine al carbone che per volontà della politica fascista negli anni ‘30 vedeva la necessità di aumentare lo sfruttamento del sottosuolo del Sulcis  al fine di ricavarne energia  per la nazione. Nel 1936 venne individuato il bacino minerario denominato “Sirai-Serbariu” e la previsione di una intensa  attività estrattiva  suggerì la costruzione di una città nei  pressi della miniera. Il 18 Dicembre 1938 questa venne inaugurata da Mussolini  col nome di CARBONIA.

Tipici elementi dell’architettura razionalista (fascista) ne caratterizzano l’aspetto architettonico : La Torre Civica (Littoria) a forma quadrata alta m. 27,50 sorge nel punto denominato  Monte Fossone a mt. 111 s.l.m. ; si può considerare il centro della parte urbana di Carbonia , era destinata a casa del fascio,  suddivisa in 5 piani dei quali uno adibito a sacrario dei martiri fascisti. Essa è costruita  come gran parte degli altri edifici in trachite rossa  e domina la Piazza Roma  intorno alla quale sorgono i principali edifici : la Chiesa, la Canonica , il Campanile (simile a quello di Aquileia) alto mt. 46, il Municipio, il Cinema-Teatro e il Dopolavoro (bar ritrovo delle maestranze). Un ruolo fondamentale nella nascita della città lo assunse l’A.Ca.I. (Azienda Carboni Italiani), il suo ufficio tecnico affidò il compito di progettare la città agli ingg. C. Valle e I. Guidi, inoltre realizzò una centrale elettrica alimentata a carbone Sulcis. Carbonia venne costruita tenendo conto della struttura piramidale dei ruoli esistenti in miniera e della gerarchia fascista: le ville monofamiliari (destinate ai Dirigenti), le ville bifamiliari ai Funzionari di secondo livello, tutte ubicate in centro città, gli appartamenti per gli impiegati poco più lontano , mentre per gli operai delle più modeste palazzine in genere a quattro alloggi, che occupavano, in modo ampio, il resto della città.

Carbonia e la sua miniera adottarono così una moltitudine di persone, provenienti da ogni parte d’Italia. Questa massa di lavoratori maturò quella solidarietà operaia che con le sue lotte contribuì in modo determinante ad impedire che la città scomparisse quando lo sfruttamento del bacino minerario cessò di essere una risorsa energetica strategica per il Paese.

Infatti dopo un primo periodo di intensa attività estrattiva, dopo la fine della seconda guerra mondiale la produzione di carbone rallenta: il Paese usci dall’isolamento nel quale si era posto, ripresero i commerci con l’estero e il carbone Sulcis gradualmente fu sostituito con altre fonti energetiche. ne conseguì la progressiva smobilitazione delle miniere.

Ancora dopo la caduta del fascismo, dopo la liberazione , il carbone Sulcis rappresentò l’unico combustibile disponibile in Italia per il rilancio dell’apparato industriale nazionale.

Per  Carbonia furono anni di incertezza , ma ben presto la concorrenza del carbone straniero e del petrolio avviò Carbonia ad una crisi lenta ma inesorabile. Operai e cittadini temendo la chiusura delle miniere diedero vita ad una mobilitazione che ottenne una serie di promesse ed impegni quali la costruzione di una centrale termoelettrica e ed il mantenimento dei livelli occupativi. Dal 1948 le agitazioni continuano sino al 1965, anno in  cui lo Stato trasferì la proprietà delle miniere all’ E.N.E.L. Tuttavia , anche dopo questo periodo la situazione di  Carbonia andò sempre peggiorando, anche se la nascita di un polo industriale nella vicina Portovesme diede ossigeno all’occupazione rallentando il degrado economico del territorio.

La miniera di Serbariu smise di produrre nel 1964 e ufficialmente chiusa nel 1971 .

Oggi la miniera di Serbariu è diventata un grande ed importante museo                                                     CENTRO   ITALIANO   DELLA CULTURA DEL CARBONE

Per quanto riguarda il carbone : l’ E.N.E.L. aprì altre 2 miniere (Seruci e Nuraxi Figus),  sempre nello stesso bacino del Sulcis ma distanti dalla città di Carbonia. Quindi fu costituita una società apposita per gestire l’attività estrattiva (Carbosulcis). Attualmente vi lavorano 600 dipendenti che continuano a estrarre e scommettere sul futuro del carbone.